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“Palestina libera”: Valeria Fonte cede il suo spazio per reclamare un cessate il fuoco

Data di pubblicazione 13 Maggio 2024
Tempo di lettura Lettura 3 minuti

“Cosa c’è di autobiografico in ‘Vittime mai’? Tutto. Tutto. Tutto”. Lo ha ripetuto a tre riprese domenica 12 maggio Valeria Fonte, autrice, attivista e influencer che si batte contro ogni forma di violenza di genere. Ma questa volta, il suo libro non è al centro dell’attenzione e la violenza di cui parla è ben altra.

Al fianco di Valeria Fonte sul palco del Salone Internazionale del Libro di Torino e tra il pubblico presente non ci sono donne vittime di tratta, discriminazioni e violenza, non ci sono donne inascoltate, incomprese e non supportate, bensì attivisti e attiviste pro-Palestina tra cui il noto militante italo-palestinese Karem Rohana.

Il cambio di rotta annunciato poche ore prima è infatti stato mantenuto: Valeria Fonte ha ceduto lo spazio che avrebbe dovuto dedicare alla presentazione del suo libro “Vittime mai” edito DeAgostini, per sostenere invece la causa della Palestina e gridare ad alta voce che in corso c’è un vero e proprio genocidio.

“Mentre le grandi menti tacciono, è incredibile che ci debba pensare un’autrice 25 enne al suo primo Salone. Di fronte a quel che sta accadendo, il Salone doveva essere interamente dedicato a questo tema” dichiara ai microfoni la scrittrice. Partendo dal caso di revenge porn subìto che l’ha ispirata nella scrittura del romanzo, Valeria Fonte rivendica dunque, ancora una volta, non il diritto, bensì il dovere di indignarsi e di farlo con ogni mezzo possibile contro degli stati che continuano a non fare abbastanza per imporre un cessate il fuoco.

“Siamo proprio sicuri che tutto funzioni? Che le istituzioni stiano facendo quanto necessario?” Si chiede. Ebbene la risposta è semplice: no, niente funziona. Così come essa stessa non è stata ascoltata, né aiutata, arrivando a dover risarcire persino chi l’ha danneggiata; così come il governo italiano ha tagliato il 70% dei fondi destinati ai Centri Anti Violenza, ad oggi continua a chiudere gli occhi sulle atrocità commesse, a “darci manganelli sulla testa, a dirci che non possiamo dire ‘Palestina libera’”. Cedere il suo spazio per riservarlo interamente alla causa parlando, dati alla mano, di un’attualità che dura da ben oltre 7 mesi, è dunque un gesto sovversivo di rilievo.

“Torino lo sa, da che parte stare: Palestina libera dal fiume fino al mare” urlano in coro dalla platea della Sala Bronzo del Padiglione 4. Che sia dunque il Salone Internazionale del Libro, simbolo di diritto alla parola e crocevia di opinioni, il punto di svolta per una presa di coscienza globale? Lo vedremo presto.

Quel che è certo è che uno spazio che parla di cultura e di attualità non poteva chiudere gli occhi e non poteva lasciare fuori la storia. Con Valeria Fonte è stato fatto.

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