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Come progettare le icone giuste per l’accessibilità culturale? Le risposte in un workshop di design con l’illustratore Hikimi

Data di pubblicazione 27 Maggio 2024
Tempo di lettura Lettura 3 minuti
quaderno con realizzati alcuni modelli di icona per l'accessibilità culturale

Quello dell’accessibilità culturale è uno dei temi più caldi e sentiti dalle persone disabili e neurodivergenti. Prima di tutto per motivazioni “materiali”, dovuti alle difficoltà di essere accolti in luoghi e spazi privi di qualsivoglia barriera, ma anche (e soprattutto) per ragioni “culturali”: le persone disabili e neurodivergenti, infatti, vengono scarsamente considerate come potenziale pubblico e, per questo, la progettazione tecnica e fa ancora fatica a prevederle.

Segnaletica e iconografia

Un ruolo fondamentale, proprio allo scopo di rendere maggiormente accoglienti i luoghi della cultura, è quello giocato dalla segnaletica e dalla relativa iconografia: a questo proposito, Fondazione Time 2 ha organizzato a Torino il workshop “Accessibility by design nell’ambito di Graphic Days in the City. L’incontro, andato in scena venerdì 24 maggio presso la sede Open Time2 in corso Stati Uniti 62/b, è stato condotto dall’illustratore esperto di graphic design Roberto “Hikimi” Blefari con il coinvolgimento del coordinamento del Disability Pride Torino.

Le regole per una progettazione grafica accessibile

In apertura di workshop, dopo aver ribadito l’importanza della progettazione grafica, sono state definite alcune regole da seguire per realizzare icone accessibili a tutte le caratteristiche fisiche, motorie, cognitive, percettive e sensoriali: semplicità (limitando il numero di dettagli e decorazioni), chiarezza (con forme e soggetti immediatamente riconducibili al messaggio o al servizio), coerenza (con l’utilizzo di linguaggi, stili, linee, forme e colori coerenti), contrasto (tra spessori delle linee, spazi occupati e colori), e dimensione/leggibilità (con icone visibili e riconoscibili a diverse dimensioni e in diversi contesti).

Tutto questo alla luce di alcuni paradigmi in grado di segnare il passo verso un’evoluzione culturale: il passaggio dal concetto di design per l’accessibilità a quello di universal design, partendo dall’assunto che le innovazioni siano utili per tutti e tutte e che rappresentino un diritto, la considerazione del design come un processo che unisce strumenti diversi e non come una scienza esatta, la necessità di considerare i supporti digitali e fisici da utilizzare e quella di valutare i contesti culturali di riferimento.

L’analisi del contesto

Il gruppo si è poi reso protagonista di un brain storming. In primo luogo fissando i contesti su cui lavorare come teatri, cinema, musei, manifestazioni, concerti, stadi, biblioteche, palazzi storici, giardini, eventi diffusi, spazi scolastici, locali e circoli. Successivamente approfondendo i vari aspetti legati all’accessibilità: barriere fisiche (rampe, scale, scivoli, ascensori, bagni, binari del trasporto pubblico e pavimentazione stradale più in generale), aree di decompressione sensoriale (regolazione delle luci e dei volumi con eventuale presenza di stimming toys), mappe sensoriali, modelli tattili, dislocazione delle aree accessibili con segnalazione delle caratteristiche legate alla visibilità, posizione delle fonti di disturbo, interpretariato e sovratitolazione lingua dei segni italiana, audiodescrizione, comunicazione aumentativa alternativa, testi facilitati, capacità di accoglienza, attenzione alle problematiche alimentari, ricovero cani, segnalazione delle uscite di sicurezza prioritarie e personale appositamente formato. Tra gli altri aspetti importanti da considerare, infine, sono stati individuati la capienza, le luci, il volume, gli effetti pirotecnici, i rumori improvvisi e, nel caso dei concerti, la presenza della “macchina del fumo”.

I modelli di icone

Nel pomeriggio, infine, i partecipanti e le partecipanti hanno dato spazio alla propria creatività per realizzare alcuni modelli di icone dedicate all’accessibilità culturale: seguendo le indicazioni fornite nel corso della mattinata, infatti, hanno utilizzato una griglia di progettazione per elaborare le proprie proposte, presentate all’aula a fine giornata. Le bozze verranno finalizzate al termine di un percorso di confronto con il coordinamento del Disability Pride Torino.

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